Ieri ho incrociato il dialogo di una signora, una donna elegante di circa sessanta anni, con la cassiera del supermercato. Lei era una professoressa in pensione diceva, una quartese di nascita ma immigrata in Piemonte per circa trent'anni. Sosteneva più o meno che il problema della Sardegna siamo noi, i Sardi, e fin qui niente di nuovo, ho pensato tra me e me.
Poi ha continuato dicendo che in Piemonte hanno un sistema integrato tra le zone urbane e quelle suburbane, per cui un turista è agevolato in ogni sua esigenza, e questo sia che venga in bicicletta, sia che debba spostarsi in macchina.
A suggello di tutto concludeva dicendo che Quartu possedeva il traffico di una metropoli, rimanendo però un paese nel cuore, qualsiasi cosa questo volesse significare, pensavo io senza però avere il coraggio di interromperla.
Dopo aver pagato, non ho più resistito e ho dovuto chiederle perchè allora sia tornata a Quartu Sant'Elena, se tanto le dava fastidio. La risposta vorrei incorniciarla: "perchè il cuore non si costruisce in laboratorio,-ha detto- e le città possono diventare più ospitali se i cittadini hanno la volontà di vivere in un posto migliore".
Credo che se le basi siano queste, possiamo veramente impegnarci a realizzare una città migliore, a partire da quello che siamo. E i mezzi "strategici" non ci mancano.
giovedì 22 aprile 2010
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